Storia dei Mari
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Saavedra, Ceron Alvaro de

L' Espiritu Santu

Navigatore del XVI secolo, morto nell'Oceano Pacifico nel 1529.
Parente di Hernan Cortes, accompagnò quest'ultimo in Messico. Questi aveva fatto costruire sulle rive del Pacifico un cantiere navale e, ricevuto ordine da Carlo V di verificare la possibilità di raggiungere le Molucche attraverso il Mar del Sur organizzò a tal scopo una spedizione della quale affidò il comando a Saavedra.
Saavedra salpò con tre navi, la Florida, l' Espiritu Santo e la Santiago, il 31 ottobre del 1527 ma le pessime condizioni meteo causarono l'affondamento della Santiago e dell' Espiritu Santo. Proseguì allora con la sola nave capitana e giunse, con grandi stenti, alle Isole dei Ladroni, poi alle Filippine dove incontrò gente della Parral di Loaysa per toccare poi terra a Tidore, nelle Molucche, dove si trovava l'equipaggio della nave capitana di Loaysa, lì fortificatosi.
Intorno alla metà del 1528 salpò per il viggio di ritorno scoprendo la costa nord-est della Nuova Guinea battezzandola Isla de Oro.
Sorpreso però dal cambio del monsone lottò sei mesi contro i venti contrari ed infine fece ritorno alle Molucche da dove, nel maggio 1529 riprese il mare.
Morto durante il viaggio, il suo successore, Pedro Laso, si ostinò nel navigare verso levante ma i monsoni, dei quali allora non si conosceva la periodicità, lo obbligarono al ritorno ed ad abbandonare la nave ormai inutilizzabile.


Sarmiento de Gamboa, Pedro

Pedro Sarmiento gamboa

Uomo di mare spagnolo, discendente da un'illustre famiglia di Pontevedra. Pare abbia visto la luce ad Alcala de Henares verso il 1530 per morire, forse nell'originaria Galizia, nel 1592.
Sembra che a 18 anni prestasse servizio nell'esercito delle Fiandre e che non andasse in America ?no al 1555, soggiornando nel Messico e nel Guatemala prima di portarsi, nel 1557, a Lima.
Nel 1567 comandò una delle navi della spedizione alle Molucche di Alvaro de Mendana, spedizione che potè rientrare al Callao dopo due anni solo grazie ai suoi consigli di esperto pilota.
Quando Francis Drake raggiunse le coste occidentali dell'America del Sud, dopo aver attraversato lo Stretto di Magellano e aver perduto quattro navi e iniziò, nel novembre 1578, rimasto con la sola Golden Hind, a saccheggiare Valparaiso per poi proseguire con Arica e il Callao predando anche numerose navi spagnole fra le quali il galeone di Panamà col suo ricco carico, il vicerè del Perù invio Gamboa alla sua ricerca con l'ordine di dirigere verso lo Stretto di Magellano e poi raggiungere la Spagna.

Golden hind

Pare che prima di salpare per questa spedizione Gamboa riuscisse a recuperare una delle navi predate da Drake. Comunque, nel 1579 parti dal Callao con rotta sud al comando di due navi da 150 t ed armate ciascuna di due cannoni: la Nuestra Señora de la Buena Esperanza, capitana, e la San Francisco, comandata da Juan de Villalobos. Drake sfuggì alla loro ricerca perchè aveva diretto verso la patria via Capo di Buona Speranza.
Gamboa avvistò l'isola di Juan Fernandez e, non fidandosi il capitano delle indicazioni degli aghi magnetici delle bussole, corrette a Siviglia ma che non reputava ancora valide in quelle acque, prese terra molto a Nord dello stretto.
L' 11 novembre 1579, in un golfo che chiamò della Trinità navigando poi per gli intricati canali interni degli areipelaghi di Chiloè; e Chonos, Gamboa imboccò lo Stretto di Magellano che ribattezzò de la Madre de Dios e, raggiunto l'Oceano Atlantico il 24 febbraio 1580, diresse verso la Spagna.
Toccò l'isola dell'Ascensione, le isole del Capo Verde (dove riusci a sfuggire ad un corsaro francese) e le Azzorre dalle quali ripartì di conserva con la ?otta della nuova Spagna che vi si era radunata, arrivando a Siviglia nella seconda metà di agosto del 1580.
Recatosi a corte convinse Filippo II, esprimendogli anche il punto di vista del vicerè del Perù, a fortificare lo Stretto di Magellano per impedire ad altri pirati di transitarvi, ed anche a popolarlo stabilendovi una colonia.
Nominato capitano generale del territorio magellanico, salpò da Siviglia il 25 novembre 1581 con 23 navi con a bordo coloni e soldati. In qualità di generale aveva alle sue dipendenze Diego Flores Valdès. Sorpresi subito da una tempesta, riuscirono a porsi in salvo a Cadice dopo aver perduto cinque navi e 800 uomini. Le navi che furono in grado di farlo ripresero il mare il 3 dicembre e raggiunsero Rio de Janeiro dove svernarono, dopo aver perduto lungo il viaggio altre 150 persone fra soldati, coloni e donne.
Per contrasti sorti fra Vaidès e Gamboa, con quest'ultimo salparono da Rio il 25 dicembre 1582 solo 16 navi, ma quando, il 7 febbraio 1583, Gamboa diede fondo nello stretto, le diserzioni le avevano ridotte a cinque, così che il capitano non potè fare altro che tornare al porto di partenza. Ripartitone, raggiunse lo stretto una seconda volta il 1° febbraio 1584 e vi sbarcò 300 uomini per fondare la citta di Nombre de Jesùs.
A causa delle burrasche continue, tutte le navi ripartirono verso la Spagna ad eccezione della Maria , comandata da Gamboa, finchè, resosi questi conto che i coloni sbarcati non avrebbero potuto sopravvivere senza rifornimenti, salpò anch'egli per Pernambuco per caricarne. Ma non riuscì a raggiungere la meta perchè, catturato da un pirata inglese, fu portato prigioniero in Inghilterra.
Mentre si trovava rinchiuso nella Torre di Londra, dimenticato dal suo re, tutti i coloni dello stretto (ad eccezione di due) morivano di stenti. Rimesso in libertà nel 1588, dopo la conclusione dell'avventura dell'Invincibile Armata, tornò in patria dove trascorse in ritiro gli ultimi anni della sua vita.
Sarmiento de Gamboa fu uno dei più grandi navigatori spagnoli. Dove abbia appreso la sua arte, ed anche il latino che usò per conversare con la regina Elisabetta d' Inghilterra che gli fece visita mentre era rinchiuso nella Torre di Londra, non è dato sapere. Tutto fa sembrare che questo uomo dotto in astrologia come lo definì il Padre Acosta e che l' Inquisizione per ben due volte pose sotto accusa perchè usava le stelle per fini sospetti, fosse autodidatta e che si fosse preparato sulle opere esistenti.


Sauro, Nazario

Nazario SauroNazario_Sauro

Patriota e ufficiale di Marina italiano, nato a Capodistria nel 1880, morto a Pola nel 1916.
Conseguito il diploma di capitano di gran cabotaggio all' Istitulo Nautico di Trieste, continuò a dedicarsi alla navigazione. Prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, spinto dai suoi sentimenti irredentistici, si trasferì a Venezia con la moglie e i quattro figli più grandi. Alla dichiarazione di guerra all' Austria si arruolò nella Marina italiana dove ebbe il grado di tenente di vascello di complemento. La sua particolare conoscenza delle coste istriane e la sua abilità di pilota fecero si che venisse accettata la sua domanda di prendere parte a missioni rischiose.
L' ammiraglio Pignatti Morano, che lo ebbe alle sue dipendenze, scrisse che nei 14 mesi della sua permanenza nella nostra Marina Sauro prese parte a circa 60 azioni.

Il SMG Pullinopullino

ll 30 luglio 1916 prese imbarco sul sommergibile Pullino, comandato dal capitano di corvetta Degli Uberti, diretto ad attaccare navi nemiche nel porto di Fiume. Alla mezzanotte dello stesso giorno il Pullino incagliò sullo scoglio della Galiola, presso l' isola di Unie. Vista l' impossibilità di disincagliare il battello, l'equipaggio si mise in salvo su due imbarcazioni trovate sul posto. Su una di esse prese posto, da solo, Sauro, e poi diressero separatamcnte verso la costa italiana.
Ma nelle prime ore del 31 luglio la barca di Sauro fu avvistata dalla nave austriaca Satellit ed il patriota catturato e condotto a Pola. Intanto altre navi catturavano l' altra imbarcazione col resto dell' equipaggio. Interrogato, Sauro affermò di chiamarsi Nicolo Sambo e di essere un ufficiale italiano, ma negli inquirenti si fece strada il sospetto che si trattasse dell'esule suddito austriaco, Nazario Sauro.
Riconosciuto come tale, specie per la testimonianza del cognato Luigi Steffè, malgrado che la madre e la sorella fingessero di non riconoscerlo, fu condannato a morte per alto tradimento e la sentenza, emessa il 10 agosto 1916, fu eseguita per impiccagione dopo due ore nel cortile del carcere.


Shouten, William Cornelis

Wiliam SchoutenSchouten

Uomo di mare olandese, nato a Hoorn verso il 1567, morto nel Madagascar nel 1625.
Prima del 1610 fu al servizio della Compagnia olandese delle Indie Orientali che, imitando quanto già fatto dagli Inglesi, con un capitale iniziale di 6 milioni e mezzo di fiorini, era riuscita a crearsi nelle Indie Oriemali un vasto dominio, scacciando Portoghesi e Spagnoli dalle Molucche e dal Malabar ed insediandosi al loro posto.
Schouten collaborò a stabilire colonie ed empori sulle coste del Coromandel, su quelle di Sumatra, a Ceylon e quindi, quando la Compagnia ebbe l' appoggio del Governo, anche a Giava, dove gia possedevano Bantam.
Intorno al 1610 lasciò il servizio della Compagnia per mettersi in proprio e, associatosi col concittadino Jakob Lemaire, inizio la costituzione di una compagnia con un capitale di 200.000 ?orini, dei quali un ottavo erano la quota di Schouten.
Partì al comando di una spedizione il 14 giugno 1615 e, allo scopo di obbedire alla proibizione di attraversare lo Stretto di Magellano, riservato alle sole navi della Compagnia delle Indie, cerco un passaggio più meridionale e il 24 gennaio 1616, all' estremita della Terra del Fuoco, scoprì lo stretto che ancora oggi porta il nome di Lemaire. Due giorni dopo i navigatori avvistarono e doppiarono la punta più meridionale della Terra del Fuoco e, in onore della loro citta natale, la battezzarono Capo Hoorn.
Al suo arrivo a Batavia, Schouten fu arrestato con l'accusa di essere transitato per il vietato Stretto di Magellano. Ma, rientrato in patria, fu assolto, mentre la Compagnia fu multata.
Nel corso del viaggio da Capo Horn a Giava scoprì e rilevò una gran parte della costa settentrionale della Nuova Guinea, compreso il gruppo di isole che portano il suo nome.


Scoresby, William

Wiliam ScoresbyWilliam_Scoresby

Esploratore artico inglese, nato a Cropton presso Whitby nello Yorkshire nel 1789, morto a Torquay nel 1857.
Figlio di un cacciatore di balene suo ononimo, lo accompagnò per la prima volta sul Dundee quando non aveva ancora 10 anni. Compiuti i 14 anni accompagnò ogni anno il padre nelle sue spedizioni baleniere, mentre tra un viaggio e l'altro studuava all'Università di Edimburgo.
Nel maggio 1806, a bordo del Resolution, raggiunsero per primi la latitudine 81°30' Nord.
Nel 1811 il padre lasciò il comando della sua nave cedendolo al figlio che continuò le spedizioni di caccia alla balena nel corso delle quali fece osservazione di fenomeni elettrici e magnetici nelle regionio artiche.
Nel 1822 compì un viaggio lungo la costa orientale della Groenlandia e scoprì il ?ordo e la terra che portano il suo nome, rilevando 400 miglia della costa esplorata e tracciandone una carta.
Fra le sue principali osservazioni scienti?che, sono da ricordare la dimostrazione che il ghiaccio si può formare anche in mare aperto, cosa che ?no ad allora era messa in dubbio, e che i mari polari sono più caldi a grande profondità che in super?cie.
Nel 1823 abbandonò la professione di cacciatore di balene e si dediò allo studio della teologia al Queen's College di Cambridge. Nel 1825, laureatosi, prese gli ordini sacri e si dedicò ad opere filantropiche. Fra i1 1855 e il 1856 fece un viaggio in Australia per raccogliere dati sul magnetismo terrestre. Lasciò diverse interessanti opere.
Oltre ad una biogra?a del padre pubblicata nel 1851, nel 1820 aveva iniziato con una storia e descrizione delle regioni artiche, proseguendo nel 1823 con la relazione del suo viaggio di esplorazione della costa orientale della Groenlandia. Pubblicò inoltre diversi volumi di studi sul magnetismo terrestre.


Scott, Robert Falcon

Wiliam ScoresbyScott

Ufficiale di Marina ed esploratore antartico inglese, nato a Outlands, Devonport, nel 1868, morto nell' Antartico i1 29 marzo 1912.
Discendente da tre generazioni di marinai, fu educato alla Stubbington House a Fareham per prepararsi ad entrare in Marina e a 13 anni pose piede sulla nave scuola Britannia. Dal 1883 al 1887 prestò servizio come guardiamarina su quattro navi, sull'ultima delle quali, la Rover, incontrò Sir Clement Markham, che avrebbe avuto gran parte nel modi?care il suo avvenire. Sir Markham, prima segretario e poi presidente della Royal Geographical Society, stava preparando, ?n dal 1870, i piani per una spedizione britannica nell'Antartico, preoccupandosi anche di redigere una lista degli uomini che avrebbero potuto - a suo parere - assumerne il comando.
In questa lista era compreso il nome di Scott. Nel 1887 fu promosso al grado superiore e, imbarcato dapprima sull Amphion e poi impegnato in servizi a terra, si dimostrò un ottimo ufficiale, tanto da progredire nella carriera ?no ad essere promosso capitano di fregata nel 1900.
Nel frattempo, l'anno prima, aveva incontrato di nuovo Sir Markham che gli aveva parlato per la prima volta del suo progetto. Scott ne fu entusiasta e, malgrado che il Primo Lord dell'Ammiragliato deplorasse l'interruzione di una così brillante carriera navale, ricevette la nomina ufficiale a comandante della spedizione pochi giorni prima della sua promozione a capitano di fregata.
Dopo quasi 30 anni di tenace battaglia, l'idea di Sir Markham aveva trionfato ed il suo sogno stava per realizzarsi, appoggiato anche ufllcialmente sia dall'Ammiragliato che dal Tesoro. A Dundee fu costruita appositamente una nave, la Discovery con un dislocamento di 1620 t, equipaggiata da un motore da 450 Hp oltre, naturalmente, alle vele. Essa lasciò l'Inghilterra il 6 agosto 1901 con a bordo, oltre a sette ufFiciali di Marina (fra i quali Shackleton), anche cinque scienziati e, dopo essersi rifornita di carbonE e di viveri in Nuova Zelanda, ne ripartì il 21 dicembre con a bordo 38 uomini, 23 cani da slitta, 45 pecore, 150 t fra viveri e materiali e 335 t di carbone.

La DiscoveryDiscovery

Dopo aver incontrato mare sempre tempestoso e aver visitato le baracche abbandonate l'anno prima dalla spedizione inglese di Borchgrevinch a Capo Adare, dettero fondo l'11 febbraio 1902 a Hut Point, sull'isola di Ross. Costruirono subito una baracca in legno e sbarcarono i materiali, ma poterono svernare a bordo perchè l'ancoraggio si era dimostrato così sicuro che la Discovery vi fu trattenuta invece di rimandarla in Nuova Zelanda come era stato stabilito.
Tornato a brillare il sole alla ?ne di agosto, gli esploratori, divisi in tre gruppi, si addentrarono nel continente antartico spingendosi l'uno verso Sud-Ovest, l'altro verso Nord costeggiando la Terra Victoria e il principale, capeggiato da Scott, verso Sud attraverso la Grande Barriera dei ghiacci, per 200 miglia in direzione del Polo, raggiungendo 82°17' di latitudine Sud, punto più meridionale ?no allora raggiunto. All'inizio di gennaio 1903 giunse un'altra nave, il Morning, ma, essendo il Discovery ancora stretto fra i ghiacci, alla ?ne di febbraio se ne andò per non rimanere essa stessa imprigionata.
Trascorso unn altro inverno, al sopraggiungere dell'estate furono riprese le esplorazioni, una verso Est, un'altra verso Sud per rilevare la linea costiera avvistata l'anno prima e la terza, sempre guidata da Scott, che copri 725 miglia verso il Polo in 59 giorni. Alla metà di febbraio 1904 la Discovery si trovò libera dai ghiacci e potè riunirsi alle navi di soccorso Morning e Terra Nova per un trionfale ritorno prima in Nuova Zelanda e poi in patria.
Scott, ricoperto di onori, fu promosso capitano di vascello e riprese servizio in marina, a mezza paga. Subito dopo, nell'agosto 1905, apparve il suo libro The Voyage of the Discovery che ebbe un immediato successo. I risultati della spedizione, infatti, erano stati buoni sotto ogni punto di vista e felicissimo dell'ottima riuscita era particolarmente il vecchio Sir Markham.
Dopo avere ricoperto diversi incarichi, sia a bordo di navi che all'Ammiragliato, Scott si sposò nel 1908 con Kathleen Bruce, una scultrice di talento.
Nel 1909 dette le dimissioni per prepararsi al suo secondo viaggio di esplorazione nell'Artico, spintovi anche dal fatto che Shackleton, nella sua ultima spedizione conclusasi lo stesso anno, era giunto ?no a 97 miglia dal Polo e dalle voci che anche altri Paesi stavano organizzando spedizioni per raggiungerlo.
Scott si diede da fare per raccogliere i fondi necessari e il 13 settembre 1909 rese pubblici i suoi piani. L'obiettivo principale della spedizione era di raggiungere il Polo Sud ..per dare all'Impero britannico l'onore di questo risultato.
Scopi minori erano l'esplorazione della Terra di Re Edoardo, il determinare la natura e l'estensione della formazione glaciale della Grande Barriera e la continuazione del rilevamento della montuosa regione della Terra Victoria.

La Terra Novaterra nova

Il programma scientifico era centrato sulla geologia, la meteorologia, la biologia e il magnetismo terrestre. Per l'impresa venne scelta la vecchia baleniera Terra Nova, un tre alberi in legno costruito a Dundee nel 1884, veterana di esplorazioni artiche e antartiche. Raggiunta la Nuova Zelanda, Scott vi apprese che il norvegese Amundsen era in viaggio anch'egli per il Polo.
Ma Scott non desistette e lasciò la Nuova Zelanda i1 26 novembre 1910 con a bordo 65 uomini, 33 cani da slitta, 15 ponies siberiani e tre slitte a motore, diretto all'isola di Ross. A Capo Evans sbarcò in otto giorni il materiale, perdendo una delle slitte a motore e costruendo una baracca.
Inviati due gruppi a bordo del Terra Nova perchè fossero sbarcati uno al limite occidentale della Grande Barriera e l'altro a 400 miglia a Nord-Est di Capo Evans, li vide rientrare con la notizia di aver avvistato il gruppo di Amundsen, composto di 8 uomini e 130 cani, nella Baia delle Balene. I due gruppi, riuniti, furono poi sbarcati dal Terra Nova a Capo Adare. Un gruppo di Scott, addetto a stabilire depositi di rifornimenti verso l'interno, raggiunse 79°29' di lat. Sud, a 130 miglia da Capo Evans e vi lasciò una tonnellata fra viveri e materiali, donde il nome di One Ton Depot, perdendo quattro ponies.
Il 26 ottobre 1911 partirono le due slitte a motore, ma dopo meno di 50 miglia dovettero essere abbandonate essendo i loro motori troppo deboli per il terreno che dovevano affrontare. ll gruppo prosegui a piedi. ll gruppo principale partì da Capo Evans il 1 novembre con 10 uomini, 10 ponies e 20 cani. ll 21 novembre, quando i due gruppo si incontrarono, si resero conto che il proseguire era troppo arduo per i ponies. Due uomini tornarono alla base e gli altri proseguirono con i cani. A intervalli di 65 miglia vennero lasciati depositi di viveri e cibo per cani. ll tempo era eccezionalmente cattivo. ll I4 dicembre il gruppo coi cani tornò indietro, a 450 miglia da Capo Evans. ll 4 gennaio rimasero a proseguire da soli gli ultimi cinque uomini, Scott, Wilson, Oates, Bowers e P . Evans.

gruppo di Scott

ll 16 gennaio 1912 raggiunsero il Polo Sud, dopo un viaggio di 1842 miglia. Qui ebbero la sorpresa di scorgere una bandiera norvegese legata ad una slitta. Amundsen aveva raggiunto il Polo cinque settimane prima. Scott fotografò la bandiera norvegese e prese con se una lettera per il re Haakon lasciata dall'esploratore norvegese.
Senonchè, eflettuati i rilevamenti, Scott si rese conto che il Polo Sud - secondo i suoi calcoli - si trovava a mezzo miglio dal punto segnato da Amundsen. Piantata qui la bandiera inglese, diresse per il ritorno.
Ma le forze lo stavano abbandonando. Il primo a morire, il 17 febbraio, fu Evans, seguito, meno di un mese più tardi, da Oates. Quando la morte colse anche Scott e gli altri due superstiti, essi si trovavano a sole 11 miglia da One Ton Depot. ll diario di Scott era aggiornato ?no all'ultimo giorno della sua vita e fu trovato otto mesi più tardi quando la spedizione di soccorso, partita da Capo Evans, rintracciò la tenda con i tre cadaveri.
Assieme al diario furono trovate in perfetto ordine tutte le osservazioni, di alto valore scientifico, eflettuate nel corso della spedizione. Oueste, assieme al diario, furono pubblicate nel 1913 col titolo Scott's Last Expedition.
Nel 1915, con una pubblica sottoscrizione interamente coperta dagli ufficiali di Marina, fu eretto nella Waterloo Place di Londra un monumento alla memoria dell'esploratore, opera della stessa moglie di Scott. La nave del suo primo viaggio, la Discovery, si trova oggi ormeggiata sul Tamigi, vicino a Westminster, quale nave-museo.


Soto, Hernando de

Hernando de Sotode soto

Esploratore e navigatore spagnolo, nato a Barcarrota presso Badajoz nel 1496, morto lungo le rive del Mississippi, probabilmente nei pressi dell'attuale Arkansas City nel 1542 (o 1543).
Nel 1523 e nel 1524 fu capitano di una delle navi della spedizione di Francisco Hernandez de Cordoba alle coste del Nicaragua. Nel 1532 raggiunse Pizarro a Panama con due navi, 60 uomini e 10 cavalli e, nominato secondo in comando, lo seguì in Perù. Fu il primo spagnolo a parlare con Atahualpa ed ebbe sempre simpatia per lui anche nel periodo della sua prigionia. Nel 1536 tornò in Spagna carico di bottino e sposò la figlia di Pedrarias, Davila, a Madrid.
Entusiasmato dai primi rapporti sulla Florida, che la descrivevano ricca di metalli e pietre preziose come il Perù, decise di intraprenderne la conquista. Per questo chiese al re Carlo V la nomina a governatore di Cuba e della Florida, nomina che ottenne facilmente. Vendette inoltre le sue proprietà e dedicò il ricavato all'equipaggiamento delle navi della spedizione che stava organizzando.
Sette grandi navi e tre più piccole, con a bordo 950 uomini oltre ai marinai, costituirono la ?otta che salpò da Sanlucar il 6 aprile 1538. A bordo della capitana San Cristobal aveva imbarcato anche la moglie e la famiglia. Raggiunta senza danni Santiago di Cuba, assunse la carica di governatore dell'isola, carica che trasferì alla moglie prima di partire per l'Avana (agosto 1538) della quale fece forti?care il porto.

Hernando de Sotode soto hernandez

Radunati mille uomini bene armati, con essi salpò dall'Avana il 12 maggio 1539 e, dopo una tappa a Espiritu Santo, raggiunta il primo giugno, partì verso l'interno del paese, nel territorio dell'attuale Georgia. In un primo scontro con i nativi, nel quale si disse persero la vita 11.000 di essi contro 70 spagnoli (che pero furono quasi tutti feriti), anche lo stesso de Soto fu colpito. Venuto a sapere che i soldati, sfiduciati dal non trovare i tesori tanto agognati, complottavano per abbandonare l'impresa, de Soto li portò ancora più verso l'interno nella speranza di raggiungere la Nuova Spagna (Messico) via terra, certo - cosi - di non essere abbandonato data la distanza che ormai li separava dalle navi.
Nel dicembre 1540, nel corso di una battaglia notturna, gli spagnoli subirono nuove dolorose perdite, perdite che si rinnovarono quattro mesi dopo nell'assalto ad un vililaggio fortificato dagli indigeni. L'8 maggio 1541 raggiunsero il Mississippi presso Memphis e chiamarono quel ?ume Rio Grande. Lo risalirono sino alla con?uenza con l'Ohio, poi lo lasciarono diretti verso ponente; ma, non avendo trovato nulla di quanto sperato, ritornarono verso il grande ?ume dove de Soto, colpito dalle febbri, morì nel 1542 (data più probabile) secondo Garcilaso de la Vega, o nel 1543 secondo Herrera.
Il suo corpo fu sepolto nel letto del fiume per evitare che gli indigeni ne facessero scempio; indi i superstiti, costruite delle imbarcazioni, si misero in salvo discendendo il Mississipi sino al golfo del Messico.


Sousa, Martin Afonso de

Martin Afonso de SousaMartin_Afonso_de_Souza

Uno dei più illustri navigatori e guerrieri portoghesi,il primo ad iniziare seriamente la colonizzazione del Brasile, nato a Vila Vigosa tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, morto a Lisbona i1 21 luglio 1584.
Allievo dello scicenziato Pedro Nunes , acquisì vaste conoscenze di matematica e cosmografia che gli saranno poi utili nel corso delle sue navigazioni. Iniziò la sua carriera di guerriero combattendo a fianco del Duca d'Alba, facendosi onore al punto che Carlo V gli chiese invano di passare al suo servizio.
Martin accettò invece dal suo sovrano il comando di una spedizione diretta al Brasile.
L'incarico era assai delicato in quanto in quel periodo, terzo decennio del XVI secolo, i corsari francesi catturavano indisturbati, a centinaia, le navi lusitane che provenivano dai domini d'oltremare, domini che si trovavano in pericolo per le ambizioni della Francia ed anche della Spagna che, nel 1526, aveva inviato Sebastiano Caboto sulle coste del Brasile con la mira di estromettere i Portoghesi.
Sousa salpo da Lisbona il 3 dicembre 1530 con una ?otta di cinque unità e prese terra con tutta la ?otta a Pernambuco da dove proseguì verso Sud diretto al Rio de la Plata, toccando vari sorgitori, il primo dei quali fu la Baia di Todos los Santos, dove dette fondo il 13 marzo 1531.
Ripartitone dopo 4 giorni, il 30 aprile raggiungeva Rio de janeiro dove si trattenne 3 mesi e fece costruire 2 brigantini destinati ad esplorare il Rio de la Plata. Il primo agosto proseguì ancora verso Sud e dopo 9 giorni raggiunse l'isola di Cananeia dove restò 44 giorni esplorando la costa prospiciente ed inviando i due brigantini costruiti a Rio a risalire il fiume che vi sfociava.
Il primo settembre inviava anche un gruppo di 80 dei suoi uomini ad esplorare l'interno affidandone il comando a Francisco de Chaves, che aveva promesso di ritornare entro 10 mesi con 400 schiavi carichi d'oro e argento.
ll 26 settembre Sousa salpò, sempre con la prora a Sud, verso il Rio de la Plata. Alla metà di ottobre raggiunse il Capo Santa Maria dove, circa una settimana dopo, la nave capitana aifondava in una tempesta, perdendo molti dei rifornimenti piu necessari. Questo disastro non impedì però che verso la fine di novembre suo fratello Pêro Lopes risalisse il Rio de la Plata e lo esplorasse per un mese e mezzo.
Riunitisi, ritornarono di conserva verso Nord e il 20 gennaio 1532 dettero fondo nel porto di São Vicente, sull'isola Cananeia. Qui giunto. Sousa, con l'aiuto di un compatriota incontrato nella zona, João Ramalho, originario di Coimbra, e che era divenuto una specie di principe delle tribù indigene, diede inizio alla colonizzazione di quelle terre, fondando le citta di São Vicente e Piratininga, che saranno il germe della futura Santos, che iniziò a prender forma soltanto 11 anni dopo.
Prevedendo che la maggiore risorsa della zona sarebbe stata la canna da zucchero, Martin, prima di rientrare in patria, costruì un primitivo mulino per la lavorazione della canna, inoltre, avvalendosi dell'autorità che gli proveniva dal titolo conferitogli alla partenza di governatore della Nuova Lusitania, creò capo di Piratininga João Ramalho, e capo di São Vicente Goncalo Monteiro.
Nei primi mesi del 1533 giunse la notizia che gli 80 uomini di Francisco de Chaves erano stati massacrati dagli indigeni; questa notizia convinse ancora di più i coloni a dedicarsi al lavoro della fertile terra e a non seguire illusori miraggi di facili ricchezze.
Rimessa la prora verso la patria, Sousa raggiunse Lisbona dove, fatto il rapporto dei felici risultati della spedizione, fu coperto di onori e ricompense dal suo re.
A Lisbona Sousa informò Pedro Nunes delle osservazioni fatte durante il viaggio e gli espose i dubbi che gli erano sorti. A questo lo scienziato rispose per iscritto nell'opera Tratado da Esfera, stampata a Lisbona nel 1534, ed alla quale erano uniti trattati di navigazione.
Avendolo Giovanni III nominato Capitano do Mar da India, il 12 marzo 1534 Sousa partì per occupare la sua nuova carica. Dopo tre anni di governo, Sousa tornò a Lisbona nel 1545 per occupare il posto che gli spettava di diritto nel Consiglio di Stato.


Sousa, Pero Lopes de

Pero Lopes de SousaPero Lopes de Sousa

Fratello del precedente, navigatore portoghese, esploratore del Rio de la Plata, nato all'inizio del XVI secolo a Vila Vigosa, morto in un naufragio sulle coste del Madagascar mentre rientrava in patria dalI'India, probabilmente nel 1539.
Accompagnò il fratello Martin Alonso nel suo viaggio al Brasile. Nell'ottobre 1531 si adoperò senza risparmio per il salvataggio del fratello quando la capitana di questi affondò all'entrata del Rio de la Plata, fiume del quale effettuò l'esplorazione, risalendo anche i fiumi Paranà e Uruguay.
Il 27 dicembre si riunì al fratello e con lui raggiunse il porto di Sãio Vicente, dove fondarono la prima colonia stabile portoghese nel Nuovo Mondo. Nel maggio 1532 ricevette ordine di tornare in patria con tutta la gente inutile della colonia. Nell'agosto raggiunse Pernambuco dove, nel frattempo, si era stabilita una colonia francese giunta in marzo con la nave marsigliese La Pelerine al comando di Jean Duperret, inviata dal marchese di Saint Blancard, comandante della squadra francese del Mediterraneo.
I marsigliesi avevano sopraffatto i pochi portoghesi e si erano installati al loro posto. Resosi conto della situazione, Péro Lopes attaccò senza esitare la guarnigione francese, la annientò e riconquistò al suo Paese quel caposaldo. Inoltre, con l'aiuto di alcune caravelle che provenivano dal Portogallo, si impadronì di due navi francesi sorprese in quelle acque.
Di questo viaggio scrisse un Diario, prezioso documento storico, che fu scoperto e pubblicato a Lisbona dal Varnhagen nel 1839.
Tornato in Portogallo nel 1533, anch'egli, come il fratello, ricevette dal re munifiche donazioni di terre in Brasile. Nel 1534 prese parte alla spedizione di Carlo V contro Tunisi, in qualità di capitano di una delle navi che Giovanni III aveva mandato di rinforzo all'imperatore.
Ritornato da questa impresa, Péro Lopes servì per un certo tempo nella squadra di guardacoste che incrociavano al largo della costa lusitana in cerca dei corsari francesi che attaccavano i mercantili provenienti dalle colonie. Nel 1539 fu in Oriente a capo di una squadra di sei navi con le quali raggiunse l'India il 10 settembre di quello stesso anno.
Ritornando in patria al comando della nave Galega morì in un naufragio presso il Madagascar.


Strozzi, Filippo

Filippo StrozziFilippo Strozzi

Generale e ammiraglio italiano al servizio della Francia, nato a Venezia nel 1541, caduto alla battaglia delle Azzorre nel 1582.
Recatosi in Francia col padre Piero, a 16 anni iniziò a combattere negli eserciti di quel Paese, facendosi subito notare per il suo eccezionale ardimento e raggiungendo il grado di colonnello generale dell'esercito francese. Nel 1577 si distinse particolarmente nell'assedio di La Rochelle, piazzaforte ugonotta.
Nel 1580 Caterina de Medici invitò suo cugino Filippo Strozzi a cedere la sua carica di colonnello generale della fanteria per 50.000 scudi; in cambio lo nominò vicerè del Brasile, che avrebbe dovuto raggiungere dopo avere occupato Madera e assicurato a Don Antonio, destituito dal trono portoghese, il possesso di tutte le Azzorre.
Il 16 giugno 1582, a capo di una ?otta di 64 navi con 5.000 soldati da sbarco, Strozzi salpò con la sua insegna sul vascello Saint Jean Baptiste, comandato da Jean de Coquigny, sul quale aveva preso imbarco anche Don Antonio.
Soltanto il 16 luglio, dopo un mese di navigazione, furono raggiunte le Azzorre ed una squadra spagnola, comandata dall'ammiraglio Peijoto, fu sorpresa nelle acque di São Miguel. Quattro delle navi spagnole furono catturate e le altre si buttarono in costa mentre veniva sbarcato un corpo di 1200 uomini. Quando però, il giorno 23, giunse in vista la ?otta spagnola di Lisbona, forte di 31 fra navi e orche, due galeoni, ll caravelle e 7000 uomini d'arme, comandata da Don Alvaro de Bazan , marchese di Santa Cruz, Strozzi fece reimbarcare le truppe e si accinse ad affrontare il nemico contando sulla sua superiorità di forze.
Il resto del giorno 23 e il 24 trascorsero in vane scaramucce ed in manovre per prendere il vantaggio del vento. Il 25 Strozzi convocò i comandanti sull'ammiraglia e fece loro firmare il piano di battaglia, dopo di che, all'alba del 26, lasciò il pesante e lento Saint-Jean-Baptiste per trasferirsi su una nave più piccola e più veloce per poter meglio assalire il nemico. Quando però, verso mezzogiorno, giunse ii momento della battaglia, solo una quindicina delle sue navi lo seguirono.
Gli altri comandanti francesi, sia perchè animati dall'odio o dall'invidia nei riguardi di Strozzi, sia perchè prezzolati dal nemico, non presero parte al combattimento. Dopo una strenua ed impari lotta, ferito lui stesso ad una coscia, col ponte ricoperto di centinaia di morti e feriti, non potè evitare la cattura.
Portato a bordo del San Martin, fu ancora trafitto da un soldato spagnolo e quindi, per ordine di Santa Cruz, gettato in mare.
Un'altra versione della sua fine e quella narrata dal suo segretario Formiconi, secondo il quale Strozzi fu squartato ancor vivo con gli arti attaccati alla poppa di quattro navi a remi che vogavano in direzioni opposte. Cosi finì quest'uomo di grandi pregi e di grandi difetti, ma di un indiscutibile ed eccezionale coraggio fisico.


Stucley, Thomas

Thomas Stucleythomas-stucley

Uomo d'armi e avventuriero inglese, ?glio illegittimo di Enrico VIII, nato verso il 1525, morto in battaglia ad Alcazar in Marocco nel 1578.
Nel 1551 dovette fuggire in Francia quando il duca di Somerset, al servizio del quale si trovava, fu arrestato per tradimento. Ritornato in patria l'anno dopo, riferì al suo governo che i Francesi lo avevano inviato per assumere informazioni in vista di un attacco su Calais, allora in mano inglese. Ma, invece del premio che si aspettava, in pagamento di tutti i suoi debiti, fu rinchiuso nella Torre di Londra.
Rilasciato nel 1553, riuscì ad eludere le ricerche dei suoi creditori e, passato in Francia, si mise al servizio di Emanuele Filiberto, duca di Savoia, e combattè con lui nelle Fiandre.
Rientrato in Inghilterra l'anno dopo, sposò una ricca ereditiera. Nel 1555, accusato di falso, fuggì ancora sul continente tornando al servizio del duca di Savoia col quale fu a San Quintino nel 1557. In seguito, avendo la moglie ereditato il cospicuo patrimonio che le aspettava, ritornò in Inghilterra dove ,visse confortevolmente.
Sperperato ben presto il suo denaro, lasciò l'Inghilterra nel 1563 con sei navi, una delle quali fornita dalla regina Elisabetta, con lo scopo dichiarato di colonizzare la Florida ma in realtà per dedicarsi alla pirateria contro le navi spagnole, francesi e portoghesi.
Dopo due anni di attività molto redditizia, la regina Elisabetta fu costretta ad arrestarlo a Cork nel 1565, in seguito alle proteste delle nazioni danneggiate. Presto rilasciato, passò in Irlanda al servizio di Sir Henry Sidney.
Intanto Stucley, in contatto con l'ambasciatore spagnolo a Londra, complottava un'invasione spagnola dell'Irlanda, sostenendo anche i cattolici inglesi che volevano detronizzare Elisabetta.
Nel 1570 lasciò l'Irlanda per Madrid, ma anche la corte spagnola, malgrado Stucley si distinguesse a Lepanto al comando di tre galere a ?anco di Don Giovanni d'Austria, non prese in considerazione i suoi progetti di invasione dell'Irlanda e anche della stessa Inghilterra.
Recatosi a Roma, nel 1578 ottenne dal papa Gregorio XIII una nave e 600 uomini con l'incarico di suscitare una ribellione dei cattolici irlandesi. Senonchè, fedele alla sua natura, Stucley non ando più in là del Portogallo. Unitosi al re Sebastiano nella sua disperata impresa in Marocco, fu ucciso con lui nella battaglia di Alcazarquivir.