Storia dei Mari
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Perez de Guzman, Alonso

Alonso Perez de Guzman

Generale e ammiraglio spagnolo, nato da nobile famiglia verso il 1550, morto a Sanlùcar de Barrameda nel 1619.
Cominciò a mettersi in luce nel 1581 in una spedizione contro i Saraceni, comportandosi poi molto valorosamente nel 1587 nel respingere gli attacchi della flotta di Drake contro Cadice. Dato il continuo disturbo che gli Inglesi recavano al commercio ed alle città costiere spagnole, sin dal 1583 Don Alvaro de Bazan, marchese di Santa Cruz, aveva esposto al re Filippo II l'dea di allestire una potentissima armata navale che riducesse al al silenzio una volta per tutte la tracotanza britannica. L'idea fu approvata, senonchè, quando la grande flotta era in piena organizzazione, il marchese di Santa Cruz moriva improvvisamente nel febbraio 1588.
Il re nominò allora suo successore Alonso Perez de Guzman, duca di Medinasidonia, ma questi indirizzò una lettera al segretario del sovrano facendogli presente il suo cattivo stato di salute e la sua scarsa preparazione a condurre una guerra sul mare. ll re insistè ed a Medinasidonia non rimase altro da fare che partire per Lisbona e assumere il comando di quella che era gia stata battezzata la Invencible Armada: il suo lavoro di organizzatore, nei limiti delle scarse disponibilita finanziarie, fu piuttosto fruttuoso.

ll 30 maggio 1588, alzando la sua insegna sul vascello San Martin, salpò da Lisbona con 130 legni a bordo dei quali si trovavano 30.000 uomini, solo 8.000 dei quali erano gente di mare. Di tutte le disavventure dell'Armada, comprese le numerose tempeste nelle quali incappò, si è sempre fatta ricadere la responsabilita su Medinasidonia ma, alla luce degli studi più recenti, alcuni storici affermano che la travagliata navigazione di quella flotta mise in mostra non l'incapacità di Perz, della quale fu sempre accusato, ma, al contrario, la sua fermezza ed il suo coraggio nei momenti più difficili: forse le 48 navi che riuscirono a riguadagnare le coste spagnole non avrebbero potuto farlo senza la sua ferma avvedutezza.
lnfatti non perse il favore reale e nel 1595 fu nominato Capitano Generale dell'Oceano e rimase praticamente a capo della Marina spagnola anche sotto Filippo III.
Nel l596, malgrado la sua brillante e coraggiosa difesa, non riuscì ad impedire il sacco di Cadice da parte inglese, nè riuscì a salvare una flotta spagnola che, nel 1606, fu distrutta dagli Olandesi al largo di Gibilterra.


Persano, Carlo Pellion Conte di

Ammiraglio italiano, nato a Vercelli nel 1806, morto a Torino nel 1883.
Entrato nelia Regia Scuola di Marina nel 1819, ne uscì guardiamarina di 2ª classe nel 1821. Nel 1850 fu comandante della scuola per ufficiaii subalterni (carica che ricoprirà di nuovo nel 1852). Nei 1851 ebbe il comando della nave più grande della Marina sarda, il "Governolo", e con esso salpò da Genova per portare all' Esposizione di Londra un carico di prodotti italiani.

Carlo Pellion di Persanopersano

Appena salpato, andò in secca ma, raggiunto il Tamigi, lo risalì sino a Londra senza pilota, fatto che destò ammirazione negli ambienti navali britannici.
Sempre al comando del Governolo, nel 1853, mentre trasportava in Sardegna il Re, il Duca di Genova e il Principe Eugenio, andò ad urtare su uno scoglio non segnato sulle carte nelle Bocche di Bonifacio. Trasbordati suila pirocorvetta Tripoli i reali passeggeri, il Governolo fu inviato a Tolone per le riparazioni ed ii Persano fu sottoposto a processo da parte di un Consigiio di guerra. Fu retrocesso di un grado per sei mesi ma la sentenza fu annullata dalla Corte di Cassazione.
Caduto in disgrazia, parteciò in sottordine nlla guerra del 1859 ma la sua stella, quell'anno stesso, iniziò a risorgere. Nell'ottobre fu nominato contrammiragiio e nel marzo 1860 era Comandante di divisione. Nella campagna contro il Regno delle Due Sicilie, alzando la sua insegna sulla Maria Adelaide agì da uomo politico abilissimo, seguendo 1e istruzioni di Cavour. Il 12 settembre 1860, con l'annessione del Regno di Napoli, fu nominato viceammiragiio.
Fu nelle sue mani che gli ufficiali della flotta napoletana giurarono fedeltà al Re d'Italia.
Partecipò alla presa di Ancona, all'assedio di Gaeta, alla conquista di Messina.
Nel 1862 fu Ministro della Marina, carica che coprì con intelligente iniziativa, lasciandola con il Grado di Ammiraglio. Ai primi di maggio 1866 la guerra fra Prussia e Italia alleate e l'Austria è imminente. Il generale Angioletti, Ministro della Marina, divide la flotta in tre squadre e nomina comandante in capo e della squadra da battaglia l'Ammiraglio Persano e, comandante della squadra sussidiaria il Viceammiraglio Battista Albini e comandante della squadra d'assedio il Contrammiraglio Vacca.
Raggiunto a Genova dalla notizia, il Persano si recò subito a Taranto dove la flotta si stava radunando e il 16 maggio assunse il comando della stessa. Il 20 giugno Depretis lo informa di aver sostituito il generale Angioletti nel Dicastero della Marina e poche ore dopo gli comunica l'avvenuta dichiarazione di guerra all'Austria con l'ordine di trasferirsi con la flotta ad Ancona. La sera del 25 giugno la squadra raggiunse Ancona, forte di 25 navi, 11 delle quali corazzate.
La sera del 26 l'Ammiraglio austriaco Tegetthof salpò da Pola con sei corazzate, quattro cannoniere, una fregata ad elica e due piroscafi a ruote e diresse su Ancona. Alle 5 del mattino del 27, l'Esploratore, comandato dal marchese Orengo, entrava in contatto col nemico e dirigeva a tutta forza su Ancona con a riva il segnale nemico in vista. Mezzora dopo Tegetthof schierava le sue navi a tre miglia al largo di Ancona.
Le nostre unitià, talune ancora in lavori e non rifornite, in meno di 3 ore uscirono in mare schierandosi in ordine di battagiia, mentre Tegetthof rinunciava all'azione e si ritirava. Malgrado l'alto spirito combattivo che animava gli equipaggi e gli stati maggiori delle unitià italiane, Persano non dette l'ordine atteso di inseguire gli Austriaci e rientrò; in Ancona dando un grave colpo al morale dei marinai e perdendone la fiducia. Sta però di fatto che l'armata italiana non era in condizioni di compiere un lungo inseguimento. Il giudizio del Vecchj, che la campagna navale del 1866 fu virtualmente perduta tra le 5 e le 8 del mattino del 27 giugno davanti ad Ancona, appare perciò troppo severo.

Corazzata Affondatore (fonte Marina Militare)affondatore

Dopo l'offerta di pace separata avanzata dall'Austria tramite l'imperatore Napoleone III e che prevedeva la cessione del Veneto, si sentì il bisogno, in Italia, di un successo di prestigio che giustificasse di fronte all'alleato prussiano l'accettazione della proposta. Dal 5 luglio gli ordini alla flotta di agire si fanno così insistenti e pressanti che il giorno 8 il Persano si decide a salpare, non senza aver ribadito nei suoi dispacci al Ministro della Marina che il tanto atteso arrivo del nuovo ariete corazzato Affondatore sarebbe stato decisivo per il successo. Persano dunque salpa, ma rimane in mare aperto, rimanendo fuori vista sia della costa italiana che di quella dalmata e istriana. Al mattino del 13, con gli equipaggi più avviliti che mai, la flotta riprende l'ormeggio ad Ancona dove viene raggiunta lo stesso giorno dal ministro Depretis che cerca di condurre un'inchiesta. Recatosi poi l'indomani ad un consiglio presso il Re che si trovava a Ferrara, il ministro rientrò con l'ordine perentorio di fare muovere la flotta. Fu allora che cominciò a farsi strada l'idea di impadronirsi dell'isola di Lissa. L'operazione fu approvata, dopo un carteggio fra l'ammiraglio e il Depretis, nel quale ognuno dei due impiegava la propria abilità dialettica nel cercare di addossare all'altro le responsabilità dell'impresa. Il 16 luglio la flotta italiana, forte di 28 unità e con a bordo 600 uomini di fanteria di marina, salpò infine per Lissa senza avere a bordo neanche una carta topografica dell'isola.
L'opinione pubblica, fatta propria dalla stampa, fu giustamente severa con la Marina. Niente fu risparmiato, ne al Persano ne al Ministro, accusati di viltà il primo e di incapacità il secondo. Si arrivò a chiedersi se, dati i risultati, fosse ancora il caso che l'Italia avesse una Marina da guerra. Roventi accuse furono mosse al Persano anche da taluni dei suoi ufficiali e persino da chi, come il Vacca, aveva con la sua condotta contribuito all'insuccesso.
Il 28 luglio, su consiglio del principe Eugenio di Savoia Carignano, luogotenente del Re, Persano chiese di essere sottoposto a inchiesta, ma, per la sua qualità di senatore, il procedimento dovette essere trasferito al Senato che, il 4 ottobre 1866, fu convocato in Alta Corte di Giustizia. L'Alta Corte nominò una Commissione istruttoria la quale, nel corso dei suoi lavori, ordinò l'arresto del Persano che fu alloggiato sotto sorveglianza negli stessi locali dell'Alta Corte. Il dibattimento si svolse dal 1° al 15 aprile 1867 sotto la presidenza del senatore Marzucchi. Il Persano fu assolto dal reato di codardia (che prevedeva la pena di morte), ma fu riconosciuto colpevole di mancata esecuzione degli ordini ricevuti e condannato alla dimissione, alla perdita del grado di ammiraglio ed alle spese del giudizio. A queste pene il Governo aggiunse quella della perdita della pensione che però il Re continuò a pagare dalla sua cassa privata.
Un'altra Commissione, costituitasi in seguito, collocò a riposo gli ammiragli Albini e Vacca. Comunque la grande sconfitta dalle dolorose e talvolta indecorose diatribe fu la Marina per la quale, per parecchi anni, non furono più riservati stanziamenti per nuove costruzioni.
Dopo la condanna, Persano scrisse libri ed articoli in sua difesa, cosa che fece anche il Vacca, con scambio di accuse crudeli. Molti autori hanno trattato, ma non tutti, con competenza ed obiettività, la questione Persano.


Pigafetta, Antonio

Antonio PigafettaAntonio_pigafetta

Navigatore e storiografo italiano, nato a Vicenza intorno al 1491, morto probabilmente nel 1534.
Di nobile famiglia vicentina, era al seguito del protonotario apostolico di Leone X presso la corte spagnola quando seppe della spedizione che Magellano stava allestendo e ottenne di imbarcarsi come uomo d'armi sulla nave stessa del grande capitano, partecipando al primo viaggio di circumnavigazione che gli procurò un breve periodo di notorietà piu che meritata.
Del periodo precedente i1 1519 e dopo il 1525 di lui si ignora quasi tutto.
Durante il viaggio, seppe conquistarsi la stima di Magellano, gli fu a fianco in tutti i combattimenti, lo accompagnò spesso in missioni diffcili presso i nativi; era con lui anche a Matan, nelle Filippine, quando Magellano fu ucciso dagli indigeni; fu fra i 18 superstiti che, dopo tre anni, ritornarono a Siviglia e fu fra i tre che si recarono da Carlo V per presentargli la relazione dell'impresa ( Magellano pop_img).
L'unica relazione completa del grande viaggio la dobbiamo alla sua penna. In essa Pigafetta si dimostra osservatore acuto e attento; le notizie e le osservazioni contenute sono di valore inestimabile per lo studio della grande impresa, malgrado le lacune per quanto concerne la navigazione, comprensibili del resto se si pensa che Pigafetta non era un marinaio.


Pizarro, Francisco

Francisco PizarroFrancisco Pizarro

Navigatore e conquistatore spagnolo, nato a Trujillo in Estremadura verso il 1475, morto a Lima nel 1541.
Ebbe tre fratelli, Gonzalo, Hernando e Iuan, gli ultimi due figli illegittimi — come lui — di un ufficiale che aveva combattuto in Italia. Francisco non apprese mai a scrivere e pare che quando, nel 1509, salpò da Siviglia verso l'America,fu non solo perchè attratto dalle ricchezze del Nuovo Mondo, me che abbandonasse il suo lavoro di guardiano di porci temendo la punizione per la perdita di un'esemplare.
Giunto nelle Americhe si unì probabilmente ad una delle spedizioni di Alonso de Hojeda in partenza da Hispaniola, ma è certo che seguì Vasco Nuñez de Balboa nel 1513.
Si stabilì a Panama dove riuscì a costruirsi una modesta fortuna e dove, nel 1522, al ritorno della spedizione di Pascual Andawoya che aveva raggiunto Puerto Piñas alla foce del Rio Choco, ebbe notizia dell'esistenza di un ricco paese chiamato Birù (Perù).
Inoltre le notizie che recavano l'immensa fortuna trovata da Hernan Cortes nelle spedizioni in Messico lo spinsero ad organizzare una spedizione in quelle terre; erano però necessari degli ingenti capitali e una autorizzazione governativa, ma entrambi vennero trovati grazie ad una associazione con l'avventuriero Diego de Almagro, con un frate, Hernando de Luque (in verità Luque era un prestanome, il vero finanziatore era un giudice, tal Gaspar de Espinosa) e lo stesso governatore Pedrarias così che nel novembre 1524 salpò da Panama verso il Sud.

Dopo aver affrontato tempeste furiose, prese terra a Puerto del Hambre, cosi chiamato per l'inospitalità del luogo, dove rimase sei settimane in attesa del ritorno di una nave che aveva rimandato a Panama per procurarsi viveri. Proseguì poi sino alla foce del Rio S. Juan dove, dopo essersi battuto con gli indigeni, decise il ritorno.
Rientrati a Panamá con un nulla di fatto, dovettero affrontare l'ostilità del governatore che rinfacciò loro la scomparsa di tanti soldati. Solo la diplomazia di Luque permise di ottenere l'autorizzazione per un ulteriore tentativo.
La seconda spedizione al suo comando, sempre con gli stessi soci tranne Pedrarias, salpò da Panama nel marzo 1526 e, superata la foce del S. Juan, portò le sue due navi e i 160 uomini che ne componevano gli equipaggi ancora più a Sud, sbarcando all'Isola del Gallo.
Dopo varie vicissitudini, fu raggiunto da Almagro e con lui si spinse sino a 9° di latitudine Sud rientrando poi a Panama con notizie più precise sul regno degli Incas.
Questo in particolare per merito del suo pilota Bartolomeo Ruiz, primo a costeggiare la terra dell'attuale Perù (pare sia giunto sino a 13° di latitudine Sud).
Nel 1528 Pizarro si recò in Spagna e, a nome anche dei soci, seppe guadagnarsi la benevolenza di Carlo V e riuscì ad ottenere il benestare per una terza spedizione (purché i suoi promotori provvedessero a finanziarla personalmente) e la nomina a governatore dei nuovi territori eventualmente conquistati.
Arruolati altri marinai e presi con se i tre fratelli, fece ritorno a Panama da dove, nel 1531, ripartì con la terza spedizione composta di tre navi con a bordo 180 uomini e 40 cavalli.

PizarroPizarro

Molestato dai venti contrari, sbarcò con una parte delle sue forze a S. Mateo, mentre le navi proseguivano costeggiando.
Conquistata la città di Coaqui, dove fece un ricco bottino, fu raggiunto da rinforzi condotti da Hernando de Soto e nell'aprile 1532 si impadronì di Tumbes, città che gli apriva l'ingresso all'impero Inca.
Dopo aver fondato una colonia, nel settembre dello stesso anno si rimise in marcia con i famosi 168 uomini con i quali conquistò un impero.
Appreso che il capo inca di Quito, Atahualpa, si trovava in guerra con suo fratello Huascar, a capo di Cuzco, si schierò col primo che raggiunse a Cajamarca. Qui, con tradimento, fece prigioniero Atahualpa (che nel frattempo aveva ucciso il fratelio) e per il suo riscatto chiese enormi quantità di oro e di argento. Ma, ricevuto assieme al riscatto anche un rinforzo di truppe condotte da Almagro, inviò il fratello Hernando in Spagna con ricchissimi doni per Carlo V e, fatto processare Atahualpa, lo fece strangolare ii 29 agosto 1533.
Il 15 novembre successivo conquistò Cuzco che saccheggiò e dove incoronò Manco Capac, fratello di Huascar, quale nuovo capo inca.
Avendo ormai nelle sue mani tutto l'impero inca, nel gennaio 1535 fondò sulla costa la nuova capitale, Ciudad de los Reyes, la futura Lima. Iniziarono allora i dissidi con Almagro, che Pizarro aveva posto in seconda linea nominandolo governatore di Cuzco. Questi dissidi parvero scomparire quando Almagro parti alla conquista dei Cile.
Al suo ritorno Almagro libero Cuzco dall'assedio di Manco Capac che si era ribeliato durante la sua assenza e catturò Hernando e Gonzalo, fratelli di Pizarro. Questi gli si schierò contro e nell'aprile 1538 Almagro e i suoi furono sconfitti a Las Salinas. Spietatamente, Pizarro fece mettere a morte sia Almagro che i suoi piu fedeli seguaci lasciando in vita soltanto il figlio del suo nemico, Diego el Mozo, cosa che doveva riuscirgli fatale. Infatti quest'ultimo, postosi a capo di un gruppo di dissidenti e di occulti nemici di Pizarro, organizzò una congiura che si concluse il 26 giugno 1541 quando lo sorpresero disarmato mentre stava pranzando e lo uccisero.
Dopo la sua morte la guerra civile si riaccese in Perù fra i seguaci del figlio di Almagro e quelli dei fratelli di Pizarro, tutti ambiziosi di raggiungere il potere supremo e le ricchezze che questo implicava.


Piri Reis

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Capitano egiziano del XVI secolo, morto nel 1553.
Viene considerato come uno dei più abili uomini di mare e carrtografi del suo tempo. Nipote e discepolo del pirata Kemal Reis, condusse attivamente la guerra ai cristiani.
Nel 1551, al comando di una squadra turca, inseguì i suoi nemiiiid sino a Mascate e li sconfisse pesantemente impadronendosi di 30 bastimenti.
In seguito strinse d'assedio Gibilterra ma, avendogli gli assediati offerto ingenti somme affinchè si allontanasse egli accettò il denaro e tolse l'assedio. Ma giunta la notizia al suo sultano, questi inviò Alì Pascià, governatore dell'Egitto con l'ordine di catturarlo e metterlo a morte per il tradimento commesso, ordine che venne puntualmente eseguito.
Piri Reis oltre a comporre il Bahrije, atlante e portolano del Mediterraneo, disegnò varie carte geografiche due delle quali, che si riferiscono al Mar Rosso e al Mar Egeo, sono giunte sino a noi e sorprendono per la loro accuratezza.


Popham, Sir Home Riggs

Sir PophamSir_Home_Riggs_Popham

Ammiraglio inglese nato a Tètouan (Marocco) nel 1762, morto a Cheltenham nel 1820
Entro in Marina nel 1778 e servì sotto Rodney sino al termine della guerra. Nel 1783 fu promosso Tenente di Vascello e fu impegnato sino al 1785 in rilevamenti idrografici lungo la costa africana. Fra il 1787 e il 1793 rese rilevanti servigi alla East India Company, servigi che gli furono uf?cialmente riconosciuti. In seguito, durante la guerra sorta dalla Rivoluzione Francese, prestò ugualmente la sua opera. All'epoca dello sbarco di Napoleone in Egitto operò particolarmente con efficacia nell'Oceano Indiano al comando del vascello Romney assicurando lo sbarco sulle coste del Mar Rosso delle truppe provenienti dall'India.
Richiamato in patria, nominato Capitano di Vascello, salpò alla fine del 1805 con una squadra ai suoi ordini diretto al Capo di Buona Speranza che, secondo il trattato di Amiens, era stato dato agli Olandesi.
Il 3 febbraio 1806 raggiunse la meta e tre giorni dopo mise a terra le truppe da sbarco che aveva a bordo. L'operazione ebbe successo, la guarnigione olandese si arrese e la colonia del Capo fu restituita alla Gran Bretagna.
Pochi giorni dopo riusci a catturare una fregata della squadra dell'ammiraglio francese Willaumez che, non essendo al corrente degli avvenimenti, era entrata nelle acque del Capo.
Rimasto al comando delle navi e delle truppe presenti nella colonia, Sir Popham, di propria iniziativa, radunò tutte le forze disponibili dirigendo ad attaccare le colonie spagnole del Rio de la Plata. Ai primi di maggio 1806 raggiunse Sant'Elena dove imbarcò rinforzi prelevandoli dalla guarnigione dell'isola e l'8 giugno raggiunse Capo Santa Maria, sulla costa sudamericana. Superò Montevideo il giorno seguente e decise di attaccare Buenos Aires. Le truppe sbarcarono il 25 giugno, sostenute da un battaglione di marinai e dopo tre giorni di combattimenti la bandiera inglese comparve sulle mura di Buenos Aires, il cui governatore si era arreso lasciando in mano agli inglesi un ricco bottino.
La notizia fu subito inviata a Londra ma, molto prima che vi giungesse, gli Spagnoli avevano rioccupato la città, ucciso 150 degli uomini sbarcati e fatto prigionieri i 1300 superstiti, che non si erano potuti imbarcare a causa del tempo cattivo.
La notizia del colpo di mano di Popham a Buenos Aires fu accolta molto male dall'Ammiragliato che, dopo aver inviato immediatamente sul posto il contrammiraglio Stirling a sostituirlo, considerato che aveva disubbidito agli ordini (che erano di inviare in India tutte le truppe disponibili), lo sottopose a corte marziale. Questa ebbe luogo il 6 marzo 1807 nel porto di Portsmouth e Popham ricevette un rimprovero solenne, ma fu assolto dal reato di insubordinazione. Intanto a Buenos Aires l'ammiraglio Stirling doveva venire ad un accordo con gli Spagnoli che gli restituirono i prigionieri purchè lasciasse immediatamente quelle acque.
Ritroviamo Popham in sottordine all'ammiraglio Gambier che salpò il 28 luglio 1807 diretto a Copenaghen per impedire che la flotta danese che vi si trovava cadesse in mano francese. L'operazione ebbe successo con la capitolazione della città, firmata il 7 settembre 1807.
Nel 1809 lo ritroviamo al comando di una numerosa flottiglia di cannoniere e piccole unità, con le quali risali la Schelda respingendo le navi nemiche sempre più lontano dal mare allo scopo di permettere lo sbarco di truppe.
Nel giugno 1812, al comando del Venerable da 74 cannoni, protesse gli attacchi delle forze di Wellington a Lequito e a Bilbao, sulla costa settentrionale spagnola. Nel 1814 fu nominato contrammiraglio e dal 1817 al 1820 fu governatore della Giamaica.
Dal lato scientifico, fu uno degli uomini di mare più preparati del suo tempo. Oltre ai suoi molti lavori idrografici e di rilevamento, fu l'autore del Codice dei segnali adottato dall'Ammiragliato nel 1803 e poi usato per molti anni.