Storia dei Mari
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Caboto, Giovanni

Giovanni Caboto

Navigatore italiano, naturalizzato cittadino di Venezia, morto probabilmente a Bristol nel 1499.
Rimane insoluto il mistero sul luogo della sua nascita: ufficialmente, da ricerche storiche consolidate, Giovanni Caboto risulta nativo di Genova o di Castiglione Chiavarese, da una antica famiglia della Repubblica di Genova dove si conservano tracce della vita e abitazione dei Caboto ma, secondo alcuni, il paese natio sarebbe Gaeta.
E' certo, tuttavia, che egli era straniero a Venezia, avendone ottenuta la cittadinanza con atto del Senato della Repubblica in data 28 marzo 1476.
Dovette quindi soggiornare nella Serenissima durante i quindici anni precedenti (periodo minimo richiesto dalle autorità veneziane per la concessione della cittadinanza) e vi ebbe delle proprietà, effettuando viaggi nel Levante e visihndo probabilmente anche La Mecca. E verso questo tempo che comincio a pensare alla possibilità di raggiungere le ricche terre dell'Asia navigando verso occidente.
Verso il 1485 (data tuttavia controversa) si trasferì con la famiglia in Inghilterra stabilendosi a Bristol, dove già esisteva una fiorente colonia veneziana. Cercò aiuti presso la Corte inglese per la realizzazione del suo progetto, ma solo dopo il primo viaggio di Colombo il re Enrico VII, il 5 marzo 1496, rilasciò lettere patenti per un viaggio di scoperta a Caboto e ai suoi figli Lodovico, Sebastiano e Sanzio, con le quali venivano autorizzati ad armare fino a cinque navi per la scoperta di nuove terre, tutto comunque a loro spese.
Solo nel caso in cui l'impresa si fosse rivelata redditizia, la Corona avrebbe partecipato ad un quinto degli utili.
Il 2 maggio 1497, con rotta a occidente, salpò da Bristol con una piccola nave da 50 tonnellate, il Matthew, e un equipagglo di 18 uomini, fra i quali probabilmente anche il figlio Sebastiano.
Dopo 52 giorni di mare, il 24 giugno, Caboto mise piede sull'isola di Capo Bretone e ne prese possesso in nome della Corona d'Inghilterra piantandovi, oltre alle insegne reali, anche il gonfalone di San Marco.
Esplorate poi la costa occidentale e quella meridionale di Terranova, riattraversò l'Atlantico ed il 6 agosto diede fondo alle ancore nel porto di Bristol. Come risulta dal libro dei conti della sua cassa privata, Enrico VII lo gratificò della somma di 10 sterline, versate in data 10 agosto 1497.
Inoltre, con atto del 13 dicembre 1497 gli veniva riconosciuto un vitalizio di 20 sterline annue ed il 3 febbraio 1498 gli venivano rilasciate nuove lettere patenti, intestate questa volta al solo Giovanni.
Con una squadra di cinque navi e 800 uomini, fra i quali il figlio Sebastiano e diversi marinai che erano stati con Colombo (reclutati nel corso di un viaggio a Lisbona e a Siviglia), partì sempre da Bristol ai primi del maggio 1498, raggiungendo la costa orientale del Labrador e discendendo la costa orientale nordamericana fin verso il 38º parallelo. Rientrato a Bristol, decedeva poco dopo: la pensione gli venne corrisposta, infatti, soltanto fino al 1499.


Caboto, Sebastiano

Sebastiano Caboto

Navigatore italiano, figlio di Giovanni, nato quasi certamente a Venezia intomo al 1475, morto a Londra nel 1557.
Partecipando ai viaggi intrapresi dal padre alla ricerca dell'India e dell'Oriente delle spezie, navigando verso occidente, Sebastiano si convinse che le terre scoperte a ponente non erano che un vasto arcipelago che si frapponeva fra l'Europa e l`Asia, attraverso il quale doveva esistere un passaggio per sboccare nei mari asiatici.
Nel 1512 prese parte, a bordo di navi spagnole, ad una spedizione anglo-spagnola che tentava uno sbarco in Francia, nel Golfo di Guascogna. Il re di Spagna, Ferdinando il Cattolico, chiese ad Enrico VIII di permettergli di prendere Sebastiano Caboto al suo servizio a Siviglia.
Qui, nel 1515, vennero decise due spedizioni dirette verso l'Asia per la rotta di ponente: una, per la via del Sud, comandata dal piloto mayor Juan Diaz de Solis e l'altra, per la via del Nord, comandata da Caboto.
Anche a causa dello scarso interesse della Spagna per le terre del Nord, partì solo la spedizione di Solis, verso una tragica conclusione. Giunta in Spagna la notizia della morte di Solis, Carlo V nominò Sebastiano pilota mayor il 15 febbraio 1518.
Caboto, intanto, aveva sempre il pensiero fisso al Passaggio a Nord-Ovest, dell'esistenza del quale era certo, e giunse ad offrire di nuovo i suoi servizi al re d'Inghilterra ed anche alla Repubblica di Venezia, con la quale le trattative durarono fino al 1523.
In quell'anno una riunione di cosmografi e piloti spagnoli e portoghesi decise che le terre dell'Asia orientale (Molucche, Sumatra ecc.), che i Portoghesi avevano rag- giunto circumnavigando l'Africa, rientravano nella zona di influenza spagnola, secondo la linea tracciata dal papa Alessandro VI nel 1493.
Fu allora deciso di installare, in quelle terre, anche colonie spagnole ed il comando della spedizione venne affidato a Caboto.
La spedizione, finanziata in buona parte da mercanti italiani residenti in Spagna e con numerosi italiani fra l'equipaggio, potè partire solo ai primi di aprile 1526 da Sanlucar de Barrameda, con quattro unità le navi Santa Maria de la Conception (capitana), Santa Maria del Espinar e Trinidad e la caravella San Gabriel, diretta verso l'Asia orientale per la rotta di Magellano.
Il 3 giugno 1526 la spedizione raggiunse le coste del Brasile, svernando nel porto di Pernambuco, colonia portoghese. All'inizio della primavera australe, il 29 settembre, la spedizione ripartì e subito iniziarono le avversità, con la perdita della nave capitana (Santa Maria de la Conception).
Resosi conto di non essere più in grado di raggiungere lo scopo finale della missione, Sebastiano decise di esplorare il Rio de la Plata, dove 11 anni prima si era perduto Solis. Nel corso di queste esplorazioni percorse i fiumi Paranà, Paraguay, Uruguay e Pilcomayo, risalendoli fino ad oltre 1.000 chilometri dal mare.
Al suo rientro in Spagna, Caboto venne processato per alcuni conflitti di potere con il capitano di un'altra spedizione spagnola in quei luoghi, ma fu assolto da tutte le imputazioni, salvo alcune minori che gli costarono la condanna a due anni di confino, tuttavia senza mai perdere la carica di piloto mayor che mantenne di fatto fino al 1548 quando, col consenso di Carlo V, si recò in Inghilterra.
Dopo nuovi vani tentativi con Venezia per la spedizione alla ricerca del Passaggio a Nordovest, Caboto rimase definitivamente al servizio inglese.
Visti inutili tutti i tentativi fatti per raggiungere l'Asia navigando per la rotta del Nord- ovest, nella mente di Sebastiano si fece strada l'idea di raggiungerla navigando verso oriente, sempre per la rotta del Nord, lungo le coste artiche. Per la ricerca di questo passaggio a Nordest si costituì a Londra, nel 1553, una compagnia di mercanti, la celebre Muscovy Company (La Compagnia di Moscovia), della quale Caboto fu nominato Governatore.
Partì dunque, con le particolareggiate istruzioni di Caboto, una spedizione di tre navi capitanate da Hugh Willoughby e da Richard Chancellor.
Mentre il gruppo di Willoughby fallisce, Chancellor raggiunge il Mar Bianco, e poi Mosca, per via di terra, dando inizio alla stipulazione di un trattato con lo Zar.
Sotto la direzione di Caboto, ormai settantenne, parte ancora una spedizione comandata da Borough , ma fallisce nell'intento.
Poco dopo Sebastiano cade ammalato e spira l'anno successivo a Bristol.


Cabral, Alvares Pedro

Pedro Alvares Cabral

Navigatore portoghese, nato a Belmonte intorno al 1460, morto presso Santarèm nel 1526.
La sua vita è piuttosto oscura e Cabral si presenta alla ribalta della storia nel 1500, quando, al comando di 13 navi armate dal re Manuel di Portogallo e con 1500 uomini a bordo, parte per ripercorrere la rotta di Vasco da Gama, diretto all'India circumnavigando l'Africa.
Salpa da Lisbona il 9 marzo dell'anno 1500 e dirige a Sud prendendo terra alle isole del Capo Verde. Ripartito e attraversato l'Atlantico, il 22 aprile avvista le coste del Brasile del quale prende possesso tre giorni dopo in nome della Corona, battezzandolo Terra Sanctae Crucis.
Non è stato ancora appurato se abbia raggiunto quelle terre trascinatovi dalle tempeste o, avendo preso una rotta troppo a ponente, vi sia stato sospinto dalla corrente sudamericana oppure vi si sia diretto volontariamente.
Il fatto è che, anche se Vicente Yañez Pinzon l'aveva già costeggiato a settentrione, Cabral è considerato il vero scopritore del Brasile.
Inviata una nave in Portogallo per annunciare la scoperta, riparte verso l'India ma, mentre sta per doppiare il Capo di Buona Speranza, incappa in una tremenda burrasca nella quale si perdono quattro navi, col prestigioso comandante di una di esse, Bartolomeo Diaz . Toccato il Mozambico, giunge in India. Ne percorre e ne visita le coste, tocca l'isola di Ceylon, fondando a Calicut la principale colonia.
Qui, sequestrata una nave musulmana carica di pepe, dovette affrontare la ribellione dei mercanti musulmani che reagirono: Cabral catturò tutte le navi musulmane alla fonda nel porto, ne uccise gli equipaggi e saccheggiò le stive impossessandosi di un enorme carico di spezie.
ll 23 giugno 1501 da fondo alle ancore nel porto di Lisbona con sole sei navi superstiti, accolto così freddamente dal re, a causa dei suoi metodi diplomatici fortemente criticati, che Cabral, sdegnato, si ritira a vita privata, rifiutando il comando di un'altra spedizione che il sovrano intendeva affidargli.
Cabral morì nel 1520 del tutto dimenticato e venne sepolto nel monastero di Santarèm in Portogallo.


Cagni, Umberto

Umberto Cagni

Ammiraglio italiano, nato ad Asti il 24 gennaio 1863, morto a Genova il 22 aprile 1932.
Divenuto guardiamarina nel 1881, partecipò al viaggio di circumnavigazione del globo imbarcato sul Vittor Pisani (1882-1885); un secondo viaggio intorno al mondo lo vide tenente di vascello a bordo del Cristoforo Colombo (1894-1896), agli ordini del Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia.
Fu ancora al fianco del Duca nella spedizione in Alaska (1897) e nella spedizione al Polo Nord con la Stella Polare (1899-1900).
Durante lo svernamento all' Isola Rodolfo (Terra di Francesco Giuseppe), il Duca si ammalò e fu Cagni a guidare la marcia verso il Polo, che raggiunse, il 24 aprile 1900, il punto a 86º34'49" di latitudine Nord, limite che non fu superato sino al 1909.
Cagni diresse nel 1911, con grande perizia, lo sbarco del corpo di spedizione italiano a Tripoli e durante la Prima Guerra Mondiale ebbe il comando della IV Divisione navale con la quale occupò Pola.
Lasciò il servizio militare nel 1923 e dal 1924 al 1929 fu presidente del Consorzio del porto di Genova.
Morì nel 1932 e fu sepolto nella città natale, Asti.


Campioni, Inigo

Inigo Campioni

Ammiraglio italiano, nato a Viareggio il 14 novembre 1878, fucilato a Parma il 24 maggio 1944.
Durante la Prima Guerra Mondiale ebbe il comando di un cacciatorpediniere e per le sue azioni in Adriatico fu decorato con una medaglia di bronzo e due croci di guerra.
Divenne ammiraglio di divisione nel 1934 e fu senatore nel 1939. Comandava la squadra italiana nelle battaglie di Punta Stilo e di Capo Teulada.
Nel luglio del 1943 fu nominato Comandante delle Forze Armate ltaliane dell'Egeo.
Dopo l'8 settembre 1943 si rifiutò di continuare la guerra al fianco della Germania e, attaccato dalle truppe del generale Kleemann, si arrese solo dopo tre giorni di sanguinosa resistenza.
Deportato in Germania, venne poi consegnato alle autorità della Repubblica di Salò, dalle quali fu condannato a morte.
Fu fucilato per alto tradimento il 24 maggio 1944 nel poligono di tiro parmense, insieme al contrammiraglio Luigi Mascherpa, dopo aver rifiutato di inoltrare domanda di grazia.


Canaris, Franz Wilhelm

Wilhem Canaris

Ammiraglio tedesco, di origini greche o probabilmente italiane nato ad Aplerbeck il 1 gennaio 1887, morto a Flossenbürg il 9 aprile 1945).
Entrò nella Marina da Guerra tedesca nel 1905 e durante la Prima Guerra Mondiale partecipò alle battaglie di Coromel e delle Falkland, come pure alla Battaglia dell'Atlantico.
La have su cui era imbarcato, il Dresden, fu affondata nel Pacifico dall'incrociatore inglese Glasgow e Canaris fu fatto prigioniero ed internato in Cile.
Riuscì a fuggire ed alla fine della guerra era al comando di un sommergibile.
Nel 1934 fu nominato capo dell'Abwehr, il servizio segreto dell'esercito tedesco.
Molto e stato scritto ed ipotizzato sul suo comportamento in questa carica; sembra certo che mantenne contatti con gli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale e che partecipò al complotto contro Hitler del 1944.
Fu per questo condannato a morte come reo di tradimento.


Cão o Cam, Diogo

Diogo Cão

Navigatore portoghese, vissuto nel XV secolo, morto probabilmente presso la Walvis Bay nel 1485.
Nel 1482, per incarico del re Giovanni II di Portogallo, salpò da Lisbona per cercare, navigando a Sud dell'Africa, una rotta verso i mari dell'Oriente.
Costeggiò la costa atlantica dell'Africa fino a pervenire ad un grande fiume, il Congo, battezzato Rio Poderoso. Lo risalì entrando in contatto con le popolazioni, propagandando la fede cristiana e intavolando trattative con capi tribù.
Proseguì il viaggio fino alle coste dell'attuale Angola e, convinto di aver raggiunto la punta piu meridionale dell'Africa, rientrò a Lisbona nel 1484, accolto con grande favore dal re, e creato nobile con atto del 14 aprile 1484.
Quello stesso anno ripartì con una (o forse due) caravelle, con a bordo il celebre cosmografo Martin Behaim .
Seguì la stessa rotta, oltrepassando il Congo e spingendosi fino a quasi 220º di latitudine Sud, presso la Walvis Bay, dove pare sia morto, assieme ad altri membri dell'equipaggio, spossato dalle fatiche e dal clima inconsueto.
Alla fine del secolo scorso sono state ritrovate quattro colonne di pietra incise, erette da lui nei luoghi salienti raggiunti a Sud dell' Equatore.
Due di esse, che riguardano il primo viaggio, sono state trovate rispettivamente alle foci del Congo (6°6' di lat. Sud) e a Capo S. Agostino (13°27' di lat. Sud) e si trovano oggi nel Museo della Società Geografica di Lisbona.
Le altre due, erette nel corso del secondo viaggio, sono state rintracciate la prima a Capo Negro (l5°40' di lat. Sud), anch'essa ora al Museo di Lisbona e la seconda (attualmente a Kiel) a Cross Point, nella zona della Walvis Bay (21°48' di lat. Sud) limite estremo raggiunto dalla spedizione prima del rientro a Lisbona dopo la perdita del capitano.


Cavagnari Domenico

Cavagnari Domenico

Ammiraglio italiano, nato a Genova il 20 luglio 1876, morto a Roma il 2 novembre 1966.
A tredici anni entrò nell'Accademia navale di Livorno e vi conseguì nel 1895 la nomina a guardiamarina. Seguirono diversi incarichi, campagne e promozioni: dopo aver partecipato alla campagna d'Africa, nel 1900, raggiunse il grado di tenente di vascello; nel 1903 fu destinato in Estremo Oriente e qui divenne aiutante di bandiera dell'amm. C. Mirabello.
Ppartecipò, nel 1911-12, alla guerra italo-turca, raggiungendo il grado di capitano di corvetta.
Duranta prima guerra mondiale si distinse operando nell'alto Adriatico al comando del pontone armato Faà di Bruno ed una squadriglia di di cacciatorpediniere.
Fu comandante degli incrociatori Pisa e Venezia e dal 1939 al 1932 dell' Accademia navale di Livorno.
Sottosegretario alla Marina nel 1933 fu nominato dopo breve periodo Capo di Stato Maggiore (carica che detenne sino al 1940) insieme alla promozione ad Ammiraglio di squadra. L' incarico di Capo di S.M. implicò la sua totale la responsabilità della Marina italiana nella seconda guerra mondiale.
Tenutosi lontano dopo la guerra dalle polemiche e dalle discussioni sull'interpretazione e sulle responsabilità delle gravi disfatte militari, si spense a Roma il 2 novembre 1966. .


Cella, Vittorio Emanuele

V.E.Cella
foto A.n.a.i.m.

Ingegnere italiano, Tenente Colonnello di complemento nel Corpo delle Armi Navali, nato a Milano il 12 luglio 1916.
Giovane ufficiale, all'inizio della Seconda Guerra Mondiale entrò a far parte, volontario, degli equipaggi dei mezzi d'assalto della Marina Italiana.
Inviato in Spagna, collaborò all'installazione, sulla petroliera Olterra internata nel porto di Algeciras, di una base segreta di maiali destinata ad operare contro le unità navali nemiche nella rada e nel porto di Gibilterra.
Cella è stato il solo a prendere parte a tutte le tre azioni condotte da quella base dalla leggendaria Squadriglia dell'Orsa Maggiore. La prima azione, sotto il comando del Tenente di Vascello Licio Visintini, prevedeva il forzamento del porto di Gibilterra, data la presenza in esso di grosse unità navali nemiche.
Ebbe inizio la sera del 7 dicembre 1941 e, dei tre equipaggi che vi presero parte, Visintini-Magro scomparvero per ragioni ancora non bene accertate, dopo avere forzato le ostruzioni; Manisco-Varini, scoperti, vennero fatti prigionieri; Cella-Leone riuscirono a disimpegnarsi a fatica sotto la reazione nemica ed a rientrare alla base, con la perdita però del secondo uomo, Leone, scomparso in mare.
La Squadriglia dell'Orsa Maggiore, della quale era rimasto il solo Cella, venne ricostituita al comando del Capitano di Corvetta Ernesto Notari.
Nella notte dell'8 maggio 1943, nel corso di una violenta burrasca, gli equipaggi Notari-Lazzari, Tadini-Mattera e Cella-Montalenti affondarono tre mercantili presenti in rada per 19.375 tonnellate di stazza lorda e rientrarono indenni alla base.
Gli stessi equipaggi (col solo cambiamento di Gianoli al posto di Lazzari) tornarono all'attacco nella notte del 3 agosto 1943 e affondarono, sempre in rada, altri tre mercantili per 23.000 t.s.l. con la sola perdita di Gianoli, fatto prigioniero.
Cella, promosso per merito di guerra, e decorato di tre medaglie d'argento al V.M.


Chancellor, Richard

Uomo di mare inglese, scomparso in un naufragio sulla costa dell'Aberdeenshire nel 1556.
Nel 1553 prese parte, come pilota generale e comandante della Edward Bonaventure, alla spedizione di tre navi, capitanate da Hugh Willoughby, che, seguendo l'idea e le istruzioni di Sebastiano Caboto, si diressero alla ricerca di un Passaggio a Nordest per l'India.
Giunte al largo delle isole Lofoten, le tre navi vennero separate da una tempesta e Chancellor riuscì a raggiungere il porto di Vardö in Norvegia.
Attese le altre due navi per sette giorni all'appuntamento lì stabilito, poi proseguì da solo e, presa terra nel Mar Bianco, viaggiò per terra fino a Mosca dove, accolto molto ospitalmente, potè concludere con lo Zar un trattato che permetteva libertà di commercio alle navi ed ai mercanti inglesi.
Nella primavera seguente Chancellor ritorno in Inghilterra dove le sue entusiastiche relazioni ed il desiderio di poter commerciare con i paesi soggetti allo Zar portarono alla costituzione della celebre Muscovy Company.
Nell'estate 1555 prese di nuovo il mare sulla Edward Bonaventure , raggiungendo il Mar Bianco e, di nuovo via terra, Mosca ove continuò le trattative.
Nel luglio 1556 rientrò a bordo e partì per il viaggio di ritorno. Giunto sulla costa scozzese del1'Aberdeenshire e colto da una tremenda burrasca, la sua nave si perse presso la Aberdeen Bay con tutto l'equipaggio.


Cochrane, Thomas conte di Dundonalda

Thomas Cochrane

Ammiraglio inglese, nato ad Annsfield, Lanarkshire, nel 1775, da nobile famiglia scozzese di uomini di mare, morto a Londra nel 1860.
Entrato in Marina nel 1793, nel 1800 riceve il comando del brigantino Speedy col quale opera in Mediterraneo agli ordini dell'ammiraglio Keith: in 16 mesi cattura alla Spagna 50 bastimenti, fra i quali la fregata El Gamo, oltre a 132 cannoni e 534 prigionieri.
Nel 1803 è Captain e comanda successivamente le fregate Pallas e Impèrieuse.
Dopo un intermezzo parlamentare nel quale non ha successo a causa del suo temperamento focoso, riprende il mare e fa ancora prede alle Azzorre e nel Golfo di Biscaglia (1805-06).
Agli ordini dell'ammiraglio Gambier, nel marzo 1809 parte da Plymouth incaricato di incendiare la flotta francese all'isola d'Aix.
Malgrado i suoi prodigi di valore, l'impresa riesce solo in parte a causa della irresolutezza dell'ammiraglio, irresolutezza che Cochrane non manca di fare presente in Parlamento al suo ritorno.
Nel 1813, accusato di aver propagato false notizie allo scopo di favorire alcune speculazioni finanziarie, viene condannato ad un anno di prigione ed espulso dalla Marina e dal Parlamento.
Scontata la pena, nel 1818, col grado di viceammiraglio, prende il comando della piccola Marina cilena impegnata nella guerra d'indipendenza contro la Spagna. Conquista la piazzaforte di Valdivia, cattura la fregata spagnola Esmeralda sotto i forti di Callao e il 12 giugno 1822 entra a Valparaiso con la flotta vittoriosa.
Dal 1823 al 1825 comanda la Marina degli insorti brasiliani e cattura una squadra portoghese sotto i forti di São Luis de Maranhão.
Dal 1827 al 1828 è a capo della Marina greca in guerra contro i Turchi.
Dopo aver ricevuto il perdono, viene reintegrato nella Marina britannica e continua la sua carriera sino a divenire Admiral of the Fleet nel 1851.


Collingwood, Cuthbert 1º Barone Collingwood

Cuthbert Collingwood

Ammiraglio inglese nato a Newcastle-upon-Tyne nel 1748, morto in mare presso Minorca nel 1810.
Entrato in Marina a 13 anni, la sua carriera fu intimamente legata a quella di Nelson. Il 17 giugno 1775 partertecipò con la brigata navale inglese, al vittorioso combattimento di Bunker Hill.
Dal 1780 al 1786 prestò servizio alle dipendenze di Nelson nelle Indie Occidentali. In seguito si illustrò sulle coste europee dove prese parte alle grandi vittorie navali di Brest (1794, sotto Howe) e di Capo San Vincenzo(14 febbraio 1797, sotto Jervis e Nelson).
Partecipò al blocco di Cadice sino alla fine del 1798 e poi a quello di Brest dal 1799 al 1805, ricevendo la promozione a contrammiraglio nel 1799 e quella a viceammiraglio 1804.
Il 21 ottobre 1804, issando la sua insegna sul vascello da 100 cannoni Royal Sovereign, comandò la seconda linea alla battaglia di Trafalgar.
Combattè con eccezionale valore impegnando diverse navi nemiche finchè, caduto Nelson, lo sostituì assumendo il comando.
Per il suo comportamento così audace in quella battaglia venne elevato al rango di nobile e titolare una pensione.
Passò poi al comando delle forze navali inglesi in Mediterraneo dove, fra l'altro, procedette alla occupazione delle Isole Ionie.
All'inizio del marzo 1810, ammalato, lasciò il comando a Sir Charles Cotton e partì dalla base di Minorca sul vascello Ville de Paris, diretto in patria, ma il giorno 7 morì a bordo della nave. Le sue spoglie vennero sepolte accanto a quelle di Nelson nella Cattedrale di San Paolo a Londra.


Colombo, Bartolomeo

Fratello minore di Cristoforo, nato a Genova intorno al 1460, morto a Santo Domingo nel 1514
Dedicatosi anch'egli al mare, nel 1480 raggiunge il fratello a Lisbona, ottenendo fama come costruttore di mappamondi e carte nautiche.
Assistì al ritorno delle caravelle di Bartolomeo Diaz dal Capo di Buona Speranza (alcuni storici suppongono che abbia preso parte anche lui alla spedizione).
Nel 1488, inviato dal fratello Cristoforo, fu a Londra alla corte di Enrico VII alla ricerca di aiuti che non ottenne.
Passò poi in Francia dove continuò la professione di cartografo.


Colombo, Cristoforo

La persona e la storia di Cristoforo Colombo meritano una maggiore informazione che solo poche righe:
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Colombo, Diego

Figlio primogenito di Cristoforo e di Donna Felipa Moniz, nato a Pôrto Santo o a Lisbona, probabilmente nel 1480, morto a Puebla de Montàlban, presso Toledo, nel 1526.
Nel corso dei quattro viaggi effettuati dal padre, rimase alla Corte spagnola, la maggior parte del tempo in qualità di paggio della regina Isabella. Alla morte del padre, essendone l'unico figlio ed erede legittimo, chiese gli fossero riconosciuti gli onori e le cariche spettantigli per diritto, cosa che ottenne solo nel 1508 quando fu nominato Ammiraglio delle Indie e governatore di Hispaniola, grazie sopratutto alle pressioni e all'influenza della moglie, Maria di Toledo, della nobile famiglia Alba.
Accompagnato dallo zio Bartolomeo, si recò ad assumere la carica stabilendo la sua residenza a Santo Domingo e sostituendovi un acerrimo nemico del padre, Don Nicolas de Ovando.
Nominato Vicerè, questa carica gli fu tolta nel 1515 quando dovette tornare in Spagna per discolparsi di fronte alla Corte di accuse mosse contro di lui. Nel 1520, reintegrato nella carica, ritornò ad Hispaniola dove governò con serietà ed avvedutezza. Nel 1523 rientrò definitivamente in Spagna.


Colombo, Fernando

Fernando Colombo

Figlio secondogenito illegittimo di Cristoforo e di Beatriz Enrìquez de Harana o Arana, nato a Cordova nel 1488, morto a Siviglia nel 1539.
A soli 13 anni accompagno il padre nello sfortunato quarto viaggio, dimostrando nelle circostanze più pericolose un coraggio ed una fermezza superiori alla sua età.
Ritornò ancora nel Nuovo Mondo nel 1509, per un breve periodo. Avendo pero piu inclinazione per le attivita letterarie che per quelle nautiche, si fermò a Siviglia, dove raccolse, frutto dei suoi viaggi in tutta Europa, una biblioteca di oltre l5.000 volumi, la maggior parte dei quali postillati di suo pugno. Questa Biblioteca Colombina fu lasciata in eredità al nipote Don Luis, dal quale passò in seguito al capitolo della Cattedrale di Siviglia.
Per incuria nella conservazione delle opere, la biblioteca e oggi ormai ridotta a non più di 4.000 volumi.
Fra i1 1535 e il 1537 scrisse in spagnolo una vita del padre, la cui stesura originale è oggi perduta. La traduzione fattane da Alfonso Ulloa, che venne pubblicata a Venezia nel 1571, fu condotta su una copia manoscritta in possesso di Don Luis Colon. Sull'autenticità di questa copia si è molto dibattuto dagli storici, ma gli studi piu recenti hanno portato alla conclusione di ritenerla non attendibile in molte parti.


Colombo, Giacomo

ll più giovane dei tre fratelli Colombo, chiamato Diego in Spagna, nato a Genova intorno al 1470, morto a Siviglia nel 1515.
Si unì a Cristoforo nel secondo viaggio. Ad Hispaniola venne nominato govematore quando il fratello si recò nell`interno dell'isola in cerca dell'oro. Quando poi quest'ultimo rientrò in Spagna con Aguado per difendersi dai suoi accusatori, Giacomo rimase nell'isola col fratello maggiore Bartolomeo, nominato governatore in sua vece.
L'arrivo del Bobadilla lo sorprese, solo dei tre fratelli, a Santo Domingo, e venne subito messo in catene. Quando poi il Bobadilla riusci ad imprigionare anche gli altri due Colombo, ne seguì la sorte e fu condotto in Spagna. Qui giunto, non volle piu ritornare in America, cercando invece conforto ai dispiaceri passati dedicandosi alla vita religiosa, per la quale aveva sempre dimostrato una forte inclinazione.


Colonna, Marcantonio

Marcantonio Colonna

Capitano di mare italiano, Principe romano, nato a Civita Lavinia (oggi Lanuvio) nel 1535, morto a Medinaceli il 10 agosto 1584.
Dopo aver compiuto numerose imprese guerresche sia in terra che in mare, ebbe da papa Pio V il comando delle dodici galere pontificie che fecero parte della flotta cristiana alla battaglia di Lepanto.
Durante lo scontro si battè eroicamente proprio contro la galera capitana dei Turchi, comandata dallo stesso Ali-Amet. Per la sua valenza nel combattimento ebbe solenni onoranze dal papato e dal Senato romano che gli eressero una statua in Campidoglio.
Successivamente Marcantonio Colonna comandò la flotta della Lega cristiana in assenza di Giovanni d'Austria, passando poi al servizio del re di Spagna Filippo II, che lo nominò vicere di Sicilia.


Cook, James

Come per Cristoforo Colombo, anche questo grande navigatore merita più che poche righe.
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Cosa, Juan de la

Juan de la Cosa

Navigatore e cartografo spagnolo, nato a Santona in Galizia verso il 1450, morto a Turbaco (Colombia) nel 1509.
La moderna critica storica considera ormai che il pilota della Santa Maria di Colombo ed il celebre cartografo siano stati, in realtà, due personaggi distinti.
Il primo, proprietario della Gallega, ribattezzata da Colombo Santa Maria, avrebbe accompagnato il genovese soltanto nel primo viaggio, appunto come pilota della propria caracca, a bordo della quale sarebbe perito quando questa affondò, la notte di Natale del 1492, su uno scoglio corallino a Nord delle coste di Haiti.
Il secondo sarebbe stato compagno di Colombo soltanto a partire dal secondo viaggio. Nel 1496 era stabilito a Puerto de Santa Maria ove godeva di grande fama come esploratore. Partecipò anche, nel 1499, al viaggio di Amerigo Vespucci e Alonso de Ojeda lungo le coste del Venezuela e della Guiana. Nel 1500, a Puerto de Santa Maria, disegnò la celebre carta che porta la sua firma e che si trova ora al Museo Navale di Madrid. Negli anni successivi compì numerosi viaggi verso le Indie Occidentali, incaricato di diverse missioni, e con alterna fortuna. La sua fama come uomo di mare è dimostrata dal fatto che quando il re Ferdinando volle dare nuovo impulso alle attivita di scoperta e di colonizzazione, nel 1507, egli fu tra i quattro più eminenti personaggi convocati a Corte a tale scopo, con Pinzon, Solis e Vespucci.
Nel 1509 partecipò ad una spedizione con Alonso de Ojeda Verso l'istmo del Darièn e Cartagena de las Indias, trovandovi la morte in uno scontro con gli indigeni.


Coutinho, Fernão

Ammiraglio portoghese del secolo XVI, morto a Calcutta il 22 gennaio 1510.
Fu inviato nel 1509 in India, alla testa di una spedizione di 15 navi con 2000 soldati, per costringere il vicerè Francisco de Almeida a cedere il comando ad Afonso de Albuquerque; in compagnia di quest'ultimo, il 22 gennaio 1510, giunse di fronte a Calcutta tentando uno sbarco che, a causa della sua impulsività ed imperizia, si sarebbe risolto in un massacro dei Portoghesi se l'accortezza di Albuquerque non avesse permesso loro di ritirarsi sulle navi. Coutinho perì nel combattimento insieme con circa 80 dei suoi uomini.


Cresques, Abraham


Particolare dell'atlante catalano
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Cartografo ebreo-catalano, nato a Maiorca nel secolo XIV.
Cresques ebbe notevole fama come disegnatore di carte e costruttore di strumenti nautici e bussole, come lo prova il suo titolo di Magister mapamundorum et bruxolarum
La sua celebrità e oggi legata soprattutto al cosiddetto Atlante catalano del 1375, forse la più importante opera della cartografia medioevale, certo non la più perfetta nè la più antica, ma sicuramente la più completa, costituendo una vera sintesi delle conoscenze geografiche e cartografiche del suo secolo.
L'Atlante, costruito da Cresques con l'aiuto del figlio Jafuda, anch'egli celebre disegnatore di mappe, fu donato dal re d'Aragona a Carlo V, re di Francia, ed oggi è uno dei più bei gioielli della raccolta cartografica della Biblioteca Nazionale di Parigi.