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La stella gorgona di  Gianni Neto

Questo strano animale, appartenente alla classe Ofiuroidei, le comuni ofiure o stelle serpentine, è l'unico rappresentante della sua famiglia, i Gorgonocefalidi, presente in Mediterraneo.

La sua forma è inconfondibile: dal disco centrale, piuttosto piccolo, si dipartono, con la tipica geometria pentaraggiata degli echinodermi, le lunghe braccia ramificate. L'impressione che si riceve, al suo cospetto, è quella di trovarsi di fronte non un animale, ma un ammasso di rami secchi di qualche specie vegetale.
Astrospartus su gorgonia
Il nome scientifico Astrospartus mediterraneus deriva, appunto, dalla congiunzione dei due termini aster = stella e spartos = arbusto, mentre il nome comune di stella gorgone ci ricorda le mostruose divinità con i serpenti come capigliatura: le Gorgoni, capaci di pietrificare chiunque incrociasse il loro sguardo.
Fortunatamente la nostra stella non ha nulla a che fare con la mitologia, resta comunque il fatto che l'aspetto inusuale e l'ambiente stesso in cui vive, profondo e, a volte tetro, sommato alla condizione che per vederla in azione occorre immergersi di notte, al suo cospetto, una certa inquietudine appare giustificata. Le braccia, ramificate più volte, sono di colore nocciola chiaro tendente al rosa, una volta estese completamente, conferiscono all'animale una forma che ricorda una parabola per la ricezione dei segnali radio.
In effetti si tratta di una vera e propria macchina da cattura del plancton, una micidiale trappola nella quale finiscono imprigionati numerosi organismi planctonici come copepodi, pesci, larve di crostacei, anellidi e quant'altro faccia parte del plancton .
E' quindi una specie filtratrice, capace di filtrare, in una nottata, alcune migliaia di litri d'acqua. Le prede catturate vengono convogliate alla bocca tramite la contrazione del braccio responsabile della cattura, mentre le altre braccia continuano la caccia.
A differenza delle altre stelle serpentine, che amano starsene sotto le pietre, l'Astrospartus vive allo scoperto.


E' comunque una specie notturna e fotofoba, che frequenta ambienti piuttosto profondi (50/200 mt); di giorno rinchiude a cesto su se stesso le numerose braccia restando in posizione pressochè stabile generalmente ancorato al ramo di una gorgonia.
Per questo usa delle appendici corte, poste intorno alla bocca, rimanendo tenacemente saldato al celenterato prescelto. Le dimensioni del disco centrale, che corrisponde al corpo dell'animale, non supera gli otto centimetri di diametro, mentre, a braccia completamente distese arriva agevolmente ai quaranta.
Non si conosce molto sulla biologia di questa specie, in ogni caso si sa per certo che i sessi sono separati e che non esiste dimorfismo sessuale. La fecondazione avviene in acque libere, la larva, chiamata ofiopluteo, come tutte quelle appartenenti agli Ofiuroidi, conduce una breve vita planctonica per poi fissarsi al substrato dove avverrà la metamorfosi.
E' considerata una specie rara, anche se in alcune regioni italiane, come la Toscana, si registrano numerose segnalazioni di avvistamenti.
Ho potuto osservare personalmente concentrazioni, comprendenti individui di tutte le taglie, di 8/10 esemplari in pochi metri quadrati di fondale.

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